NOMOFOBIA: DISCONNESSIONE NO GRAZIE!

NOMOFOBIA: DISCONNESSIONE NO GRAZIE!

In un mondo fatto di connessioni come quello di oggi, dove la necessità di comunicare e di dialogare (non face to face) abbattono i confini geografici e le barriere che un tempo sembravano insormontabili.

In un mondo fatto di persone e menti in evoluzione dove la voglia di scoprire la capacità del networking supera di gran lunga il desiderio di privacy, lasciando spazio allo sharing compulsivo di contenuti che narrano il nostro vissuto.

In un mondo dove il rapporto tra uomo e tecnologia è simbiotico per cui, in media, tocchiamo 3000 volte lo schermo dei nostri mobile device, uno dei bisogni più reconditi e, ammettiamolo, una delle cose che più ci fa paura è la batteria del nostro smartphone o del nostro tablet che cola a picco.

Mentre siamo in uno studio medico e nell’attesa telefoniamo all’amico per ingannare il tempo o stiamo inviando quella mail di lavoro così importante, pur essendo seduti al pub in pausa pranzo, o ancora siamo in partenza per il tanto agognato viaggio e vogliamo postare e condividere tra Instagram e Facebook la nostra storia.

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Tutte cose impossibili se non hai con te il caricabatteria, una presa a cui collegarlo o una power station disponibile, senza dimenticare il disagio del dover controllare costantemente il dispositivo perché non c’è sicurezza.

La paura di restare senza il nostro smartphone o tablet a fare da prolungamento del nostro corpo ci colpisce e genera il bisogno di un punto fermo da cui poter attingere energia per evitare il punto di rottura, una power station sempre carica, un porto sicuro in cui attraccare e a cui collegare il nostro smartphone o il nostro tablet.

Da queste, che sembrano piccole paure e atteggiamenti al quale non facciamo caso o consapevolmente non vogliamo dar conto, nascono nuove forme di “dipendenza” come la nomofobia, ovvero, la paura di restare sconnessi.

Un tema, questo, che mette in evidenza un punto dolente del mondo calato nel digital e del rapporto ossessivo compulsivo che l’uomo è capace d’intrattenere con la tecnologia che lo circonda.

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Liberarsi dalla nomofobia (oggi vista come una vera e propria dipendenza comportamentale) non è cosa semplice perché fondamentalmente ci tentiamo da soli e nutriamo il nostro bisogno di restare connessi ogni volta che poggiamo lo smartphone o il tablet a non più di dieci cm dal nostro naso o ogni volta che preferiamo spulciare il nostro mobile device invece di alzare gli occhi e posare lo sguardo su ciò che ci circonda.

La morale della favola? Ci farebbe bene fare un mea culpa e ammettere che qualche volta sarebbe meglio alzare il naso all’insù riponendo il nostro mobile device in una comoda postazione, sicura, perché solo noi ne abbiamo la chiave e che magari funge anche da power station.

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